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A PROPOSITO DEGLI SCRITTORI…

A proposito degli scrittori si dicono molte panzane; alcune sono dei veri e propri inciuci denigratori e ingiuriosi, altre, con il tempo, si rivelano delle verità assolute.

Forse che gli scrittori siano diventati egocentrici soubrette, starlet, perseguitori di mainstream tanto quanto i loro colleghi della telvisione?
Gli scrittori contemporanei, e mi riferisco soprattutto alle giovani reclute, non difendono più il loro diritto alla individualità, sono accorti a non offendere, a cercare l’aggancio, l’ammanicamento, il cono di luce, l’angolazione migliore da cui risplendere.
Si fanno amici altri scrittori, sono riverenti e compiacenti verso recensiori, si fanno essi stessi recensoni e aspettano d’essere ricambiati.
Le loro operette, appena appena digeribili da chi con la letteratura un pò la frequentata anche al di là del tempo libero, sono irriverentemente blande di stile e sempre più conformi ad un tipo di scrittura che va per la maggiore.
Chi si stupirà più allora quando la lingua si trasformerà in una babele di neologismi da strada e di tempistiche abbreviazioni?
A me piacciono gli scrittori scomodi – e non per scelta -, quelli che non cadono nella rete di editori-commercianti, quelli che non si lasciano corrompere dalle regole di mercato, quelli che per difendere l’individualità del proprio stile non scendono a compromessi, quelli che sono in grado di scrivere una frase composta, quelli che la abbelliscono di termini appropriati, quelli che non si compiacciono mai.
«Lei sembra chiedersi che cosa mai può avere spinto me, uno scrittore in boccio (come lei dice – ma è un termine improprio, perchè l’autentico scrittore in boccio rimane in boccio tutta la vita; altri, come me, sbocciano di colpo), lei sembra chiedersi, mi consenta di ripetere (non che io intenda scusarmi per questa parentesi proustiana), che bisogno aveva di prendere un simpatico contemporaneodi porcellana blu (X. fa venire in mente, non è vero?, una di quelle statuine da quattro soldi che alla fiera invogliano a un’orgia di fragorosa distruzione) e di farlo precipitare dalla torre della mia prosa nella fogna sottostante. Lei mi dice che costui gode di vasta considerazione; che in Germania le vendite dei suoi libri sono giunte a vette formidabili, quasi come qui da noi; che un suo vecchio racconto è stato appena selezionato per Capolavori moderni; che insieme a Y. e Z. è ritenuto uno dei più importanti scrittori della generazione “postbellica”; e che, Last but not least, è pericoloso come critico. Lei lascia capire, mi pare, che tutti dovremmo difendere il torbido segreto del suo successo, che consiste nel viaggiare in seconda classe con un biglietto di terza, o – se la mia similitudine non è abbastanza chiara – nel blandire il gusto della peggiore categoria di lettori – non quelli che si dilettano di intrighi polizieschi, siano benedette le loro candide anime – ma quelli che comprano lepeggiori banalità perchè vi trovano un cocktail alla moda con uno spruzzo di Freud o “monologo interiore” o che altro – (…) . Perchè dovremmo difendere quel vergognoso segreto? Che roba è questo legame massonico di tritume – o meglio di triteismo? Abbasso questi déi fasulli! E poi lei prosegue dicendo che la mia “carriera letteraria” sarà irrimediabilmente compromessa, fin dall’inizio, da questo attacco a uno scrittore influente e stimato. Ma se pure esistesse una cosa come la “carriera letteraria” e se io venissi squalificato solo perchè cavalco il mio cavallo, rifiuterei ugualmente di cambiare una sola parola di quello che ho scritto. Nessuna punizione incombente, mi creda, può essere così violenta da indurmi ad abbandonare la ricerca del mio piacere, specilamente quando questo piacere è il seno giovane e sodo della verità.»¹
¹La vera vita di Sebastian Knight, Vladimir Nabokov (pagg.64-65).

1 comment Maggio 22, 2008


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