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LA FRONTIERA DELLA NUOVA CRITICA LETTERARIA

Ogni tanto, chi ha a che fare coi libri, si chiede che fine abbia fatto la critica letteraria.

Se lo è chiseto Giorgio Ficara, se lo è chiesto la mia cara amica Antonella. Io me lo chiedo ogni giorno, la mattina, appena mi sveglio, e la sera, prima di andare a letto, come una preghiera.
Ma il dubbio rimane amletico, irrisolvibile.
Oggi la produzione letteraria – mi riferisco esplicitamente a quella italiana, – è figlia dell’industria e del commercio. Non ci si riconosce più alcuna matrice, né formazione, né ricerca. E che dire dello stile poi? Che fine ha fatto lo stile per noi scrittori italiani? Noi, i figli dello stil nuovo, omologati in una scrittura che sembra rispondere alle nuove regole della lettura veloce e spigliata, ma che, ad occhio vigile, sembra null’altro che distratta sciatteria.
Gli editori non si assumono più alcuna responsabilità; il fenomeno dell’editoria a pagamento gli ha risolto il problema. Se è il caso, sarà poi il lettore a scegliere. Eppure, non c’è da credere che il libro infilato distrattamente nel carrelo del centro commerciale (“Fantastico, l’ho preso con il 15% di sconto!”) sia frutto di una scelta ben ponderata.
Ben altri sono i fattori che segnano i giochi. Ben altri ammanicamenti e relazioni giudano il percoso di ogni singolo libro.
Ad esempio, le classifiche dei libri più venduti, la stessa che tenne il libri di Melissa P. in cima per non so più quanto tempo. La stessa che, di tanto in tanto, propone qualche buon romanzo italiano.
Oppure, le rensioni sui quotidiani, arrangiate, distratte, occasionali. Conosco autori (autori?) che venderebbero la mamma adorata al primo venuto per quattro centesimi pur di ottenere una menzione en passant sul Venerdì di Repubblica.
E che dire, ancora, dei premi letterari, i quali muovono la polvere per nasconderla sotto il tappeto.
Siamo allo stallo.
E i critici dove sono? Sono forse esperti del settore quelli che, di tanto in tanto, sorgono dalle ceneri per gridare Anatema! contro qualche scrittore dai grandi numeri? Sono quelli che ancorano il proprio nome a questioni controverse e già note per sistemarsi anche loro nel cono di luce (effimero) e concedersi anche loro un momento di meritata ribalta?
Io mi sentirei di rispondere con un bel no.
Poi ci sono quelli che attendono fiduciosi, quelli che sperano che qualche movimento tellurico, prima o dopo, ci sarà
Attendono…
Attendono che qualche letterato esca dal suo guscio comodo e si prenda la responsabilità di fare qualche nome. Di dire con compiacimento e convinzione: “Questo libro mi piace molto e ora vi dirò perchè”.
Attendono che si parli di un romanzo come di un’opera letteraria sofferta, capace di aprire mille porte e mille spiragli, che sia tanto importante da non durare lo spazio di una fugace bevuta in compagnia.
Attendono, nostalgici e pazienti che qualcuno li liberi dalle zavorre, che aiuti a smaltire gli scaffali delle librerie, che li aiuti a ristabilire l’ordine nel momento di maggiore caos.
Attendono, insomma, che sentano la respnsabilità di risollevare la nostra letteratura e di indirizzarla verso un futuro più decoroso.

2 comments Maggio 10, 2008


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