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QUALE FUTURO PER IL ROMANZO?

Nel 1959 sulla rivista «Nuovi Argomenti» esce un’inchiesta sul romanzo articolata in nove domande. Oggi più che mai questa inchiesta ha ragion d’essere, in vista di una denunciata crisi del romanzo che fa seguito a diverse polemiche sugli stili e le forme della nuova letteratura. Ebbene, senza alcuna pretesa, è interessante provare a rispondere a questi quesiti, anche solo per tentare di chiarire cosa ciscuno di noi si aspetta da un romanzo.
1. Credete che ci sia una crisi del romanzo in quanto genere letterario o piuttosto una crisi del romanzo in quanto il romanzo partecipa della crisi più in generale di tutte le arti?
2. Si parla molto del romanzo saggistico. Pensate che esso sia destinato a prendere il posto del romanzo di pura rappresentazione? In altri termini Musil sostituirà Hemingway?
3. La scuola narrativa francese [...] proclama che il romanzo volta definitivamente le spalle alla psicologia. Bisognerebbe far parlare gli oggetti, tenersi alla realtà puramente visiva. Qual è il vostro parere?
4. Non vi sarà sfuggito che i romanzi moderni sono scritti sempre meno in terza persona, sempre più spesso in prima persona. E che questa prima persona tende sempre più ad essere la voce stessa dell’autore (l’io di Moll Flander, tanto per fare un esempio, equivaleva ad una terza persona). Credete che si potrà mai tornare al romanzo di pura oggettività, del tipo ottocentesco? Oppure pensate che il romazo oggettivo non è più possibile?
5.Che cosa pensate del realismo socialista nella narrativa?
6. Il problema del linguaggio nel romanzo è prima di tutto il problema del rapporto dello scrittore con la realtà della sua narrativa. Credete che questo linguaggio debba essere trasparente come un’acqua limpida in fondo alla quale si distinguono tutti gli oggetti, in altri termini credete che il romanziere debba lasciar parlare le cose? Oppure credete che il romanziere debba prima di tutto essere scrittore e anche perfino vistosamente scrittore?
7. Che cosa pensate dell’uso del dialetto nel romanzo? Credete che si possa dire tutto con il dialetto, sia pure in maniera dialettale? Oppure pensate che soltanto la lingua sia il linguaggio della cultura e che il dialetto abbia dei limiti molto forti?
8. Credete alla possibilità di un romanzo nazionale storico? Ossia nel quale in qualche modo siano presentati i fatti d’Italia, recenti o meno recenti. Credete che sia possibile, in altri termini, ricostruire vicende e destini che non siano puramente individuali? e fuori del tempo “storico”?
9. Quali sono i romanzieri che preferite e perchè?

11 comments Giugno 18, 2007


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