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ACRYLIQUE di Oliver Jacquemond

Taine sosteneva che i tre fattori che condizionano l’uomo sono: il luogo, il tempo storico e la condizione sociale. Prendendo a modello questi assunti, che è pur improbabile contraddire, Oliver Jacquemond, in un racconto lungo e impermeato di psicologia netta, ci racconta l’odissea interiore di Stanislas, ventenne parigino, così giovane eppure così tormentato dall’ossessione di chiarire a sé stesso che parte vuole avere nel mondo.
La conclusione è che quello stesso mondo, così come gli si presenta, con quelle rigide leggi di civiltà che gli sembrano dispotiche e così lontane dal concetto stesso di civile, non lo accetta; non ne accetta i conformismi, le falsità, le idolatrie, il materialismo, l’arrivismo. Quello che Stan – così inizia a chiamarlo chi lo apprezza, – dedice di essere non lo si può, tuttavia, stabilire, perchè non è anticonformista, si limita a mostrarsi semplicemente come la sua più intima filosofia di vita gli suggerisce d’essere, così che si potrà dire che “Stan non è né all’interno nè all’esterno, né dentro né fuori: è al di là”.
Stan è l’emblema della sensibilità, l’esempio del disadattamento giovanile moderno, del disorientamento che la gioventù subisce sulla propria pelle. Esperienze dirette ed aggressive, consumistiche e veloci, tanto veloci che l’esistenza la si riduce ad abnegazione pura. Che fine farà allora il nostro Stan? La fine che, velatamente, si chiede di fare agli esclusi, a tutti colori i quali alzano la testa nel tentativo – ahinoi vano! – di affermarzione di sè come persona, soggetto pensante e non più come componente di un gruppo.
Acrylique non è un romanzo: il raccono non ha storia, la narrazione procedere per immagini, per forme di pensiero; Acrylique è un modo di vivere, condivisibile o meno, una filosofia di vita che solo pochissimi temerari – e Stan è uno tra questi, – hanno il coraggio di mettera in atto; Acrylique è un’esperimento, utile guardarsi dentro, per discernere e scegliere, per capire se la strada che si è scelta di percorrere è esattamente quella che vogliamo.

UN ASSAGGIO DEL LIBRO


Un uomo senza storia non dà appigli alla Storia. Stan non può essere avvicinato, non ha angoli di sporgenza, la mano e il pensiero non possono essere afferrati. E’ un globo omogeneo sul quale la congiuntura scivola. Vent’anni trascorsi a decostruire, solo mezzo per rivelarsi a sé, di risvegliarsi al mondo e, infine, di risollevarsi. Respinge la morale, esecra il civismo, civilizza l’eccesso, lo nobilita. Il passato e il futuro sono analoghi: sono spazi non vissuti, sorta di cataloghi di ciò che la vita non è stata e di ciò che non sarà. Ma mai, in nessun momento, la vita è: fugge, si esaurisce, finisce, e fine. La sua storia non gli interessa, non le si sente legato. Slegato dal suo peso, sgravato.
[...] La vita di Stan è elaborata su un modello coerente, è evento allo stato puro, lontano dagli schemi di tipo causa-effetto (Sade: “Le cause sono forse inutili per gli effetti”). Non potete attenervi ad altro che all’analisi di ciò che vi permette di vedere, del suo vissuto, il suo essere è profondamente irriducibile. Dunque sapere che è stato concepito, cresciuto dai suoi genitori, che ha seguito un percorso di studi normale: elememùntari -effimere, medie -effimeridi, università -due anni a scaldare il banco-, quale disciplina? Non lo ricorda più. A cosa serva una tale enumerazione: evitare il recupero, primo rapporto sessuale, primo flirt, come distinguere il vero dal falso. E’ tutto vero, svuotato, le caffetterie, i cinema, non c’è trucco e non c’è inganno, i fast-food, gli amoretti e i mortaretti, le feste e le festicciole. E’ l’età dell’oro, la vita esteriore, e poi c’è la riconciliazione tra i desideri, vivere e farlo senza mettere una croce sulla propria vita. Appare su poche foto, non ha un album di famiglia. Prova una profonda repulsione di fronte alla nostalgia, reclusione dell’io. Il lavoro di rimembranza attraverso la memoria, abbellita o sfumata, strage permessa e perniciosa. Ormai il sistema aggredisce il presente, ultimo spazio vissuto, per quanto meccanicamente, presentandolo sotto forma di vuoto: consumo e poi? vacanze e poi? legami slegati e poi? Facoltà allucinante del sistema di mutare, di cambiare pelle. Che lascia ammutoliti.
Stanilas è fuori posto, è fuori di testa, è fuori dai giochi. Armatevi, l’umanità magnifica non può essere che disumana. Per il momento.
Acrylique, Oliver Jacquemond, Trad. C. Manfrinato, pag. 73, € 5,90, Azimut, ISBN 978-88-6003-041-2

5 comments Giugno 18, 2007


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