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IL PRIMO CHE SORRIDE di Martino Ferro
Nicole – o meglio Nicòl, come precisa la protagonista di questo breve romanzo, – è una ragazzina che si affaccia appena alle porte dell’adolescenza. Cammina sempre a testa bassa, per problemi di equilibrio, o alla vista, questo è poco chiaro; quello che interessa di questo suo chinare il capo è la metafora, che la vuole ostinata, insolente, petulante, caparbia, sveglia, ma soprattutto vogliosa di conoscere le cose del mondo, sperimentarle da sola, senza l’opportunità di poter sciogliere i suoi dubbi con nessuno. Finisce, così, per perdersi nei suoi ragionamenti, che sono delle vere e proprie peregrinazioni di mente, capaci di sovvertire la realtà e ridisegnarla secondo tutt’altre tinte.In questo senso, “Il primo che sorride”, smette i panni dell’opera leggera e veste quelli dell’opera della solitudine dei ragazzini, in un’epoca distratta, che inghiotte le loro esperienze e le macina; e allora, sbagliano, tornano sui propri passi, ma senza rimorso né comprensione.
E’ sola Nicòl; nella sua vita c’è solo una madre distratta, che lavora in un Punto Snai, e vive le sue contraddizioni di donna senza più un marito, con tutte le velleità della vanagloria che la spingono a recitare nel ruolo di Lady Macbeth al circolo Arci “Neruda”, una madre ossessionata dall’igiene, che lascia vivere le sue figlie in una roulette, nel cortile di casa; e Mara, la sorella maggiore, una ragazza che ha la necessità di insorgere in qualche maniera, senza neanche sapere come farlo e allora si dà a piccole attività illecite e modifica mille volte un tatuaggio che ha sulla pancia. In questo deserto d’affetti, Nicòl vive a testa bassa: ruba biciclette, si intrufola con astute scusanti nelle case altrui, prende gli autobus, avvicina le persone più disparate, sottrae un biglietto del treno, ruba nei supermercati. Alla ricerca, tra la realtà e l’onirico, di un bacio.
Tutto ciò rende veloce la sua esistenza bambina, fino a che un taglio al braccio malcurato, la costringe a rivolgersi al Pronto Soccorso, dove un medico giovane si apre a lei, raccontandole un tratto della sua esistenza, facendole saggiare il piacere e il calore dello scambio di attenzioni. Da questo momento la realtà cambia, il suo mondo si sovverte e, improvvisamente, quasi senza una spiegazione, scopre di riuscire a camminare a testa alta: “Ero concentrata sui miei passi, sul fatto che adesso potevo guardare in avanti senza sentirmi mancare, come sostenuta dall’aria, come camminando in aria a qualche metro da terra, e potevo perfino muovere il mio sguardo di lato, a destra e a sinistra, osservando i volti della gente, il traffico, le foglie trascinate dal vento e ogni altra piccola cosa attorno a me, mentre io ero al centro di tutto in perfetto equilibrio”.
La ferita che ha sul braccio, quasi camminasse di pari passo con il suo più intimo malessere, adesso non dà più alcun risentimento e Nicòl è pronta, seppur dal basso dei suoi scarsi dodici anni, a mettere ordine nella sua esistenza: “Adesso sono sull’autobus che mi riporta a casa, il numero 23. Provo a infilare un dito sotto la fasciatura ma non sento più niente, né sopra né sotto la benda. Quando arriviamo alla fermata la vettura frena bruscamente e una vecchia finisce quasi per terra. L’aiuto a sostenersi, lei mi abbraccia e insieme scendiamo i gradini dell’autobus, io guardandomi attorno a testa alta prima di riprendere a camminare verso casa con in mano il sacchetto dei libri. Davanti al cancello, sul marciapiede, trovo il tappo di alluminio di una birra. Sul lato interno è scritto in stampatello, sulla gomma: <>.
Chi sente la nostalgia per personaggi irritanti, pittoreschi ma perfettamente ben riusciti come la piccola Zazie di Queneau, non può sottrarsi dal leggere questo bel libro dalla scrittura asciutta e veloce, proprio come il suo personaggio. L’unica pecca di questo lavoro narrativo è un brusco e surreale lieto fine, per il resto, promuoviamo questo romanzo con tutto il gusto della ricerca.
Il primo che sorride, Martino Ferro, pp. 157, € 14,00, Einaudi, ISBN 88-06-17834-2
PERCORSI DI LETTURA
Il giovane Holden, J.D. Salinger;
Zazie nel metrò, R. Queneau;
Jack Frusciante è uscito dal gruppo, E. Brizzi;
Il mondo di Paolino, G. R. Ricci.
1 comment Giugno 18, 2007