Archive for Maggio 2008

A PROPOSITO DEGLI SCRITTORI…

A proposito degli scrittori si dicono molte panzane; alcune sono dei veri e propri inciuci denigratori e ingiuriosi, altre, con il tempo, si rivelano delle verità assolute.

Forse che gli scrittori siano diventati egocentrici soubrette, starlet, perseguitori di mainstream tanto quanto i loro colleghi della telvisione?
Gli scrittori contemporanei, e mi riferisco soprattutto alle giovani reclute, non difendono più il loro diritto alla individualità, sono accorti a non offendere, a cercare l’aggancio, l’ammanicamento, il cono di luce, l’angolazione migliore da cui risplendere.
Si fanno amici altri scrittori, sono riverenti e compiacenti verso recensiori, si fanno essi stessi recensoni e aspettano d’essere ricambiati.
Le loro operette, appena appena digeribili da chi con la letteratura un pò la frequentata anche al di là del tempo libero, sono irriverentemente blande di stile e sempre più conformi ad un tipo di scrittura che va per la maggiore.
Chi si stupirà più allora quando la lingua si trasformerà in una babele di neologismi da strada e di tempistiche abbreviazioni?
A me piacciono gli scrittori scomodi – e non per scelta -, quelli che non cadono nella rete di editori-commercianti, quelli che non si lasciano corrompere dalle regole di mercato, quelli che per difendere l’individualità del proprio stile non scendono a compromessi, quelli che sono in grado di scrivere una frase composta, quelli che la abbelliscono di termini appropriati, quelli che non si compiacciono mai.
«Lei sembra chiedersi che cosa mai può avere spinto me, uno scrittore in boccio (come lei dice – ma è un termine improprio, perchè l’autentico scrittore in boccio rimane in boccio tutta la vita; altri, come me, sbocciano di colpo), lei sembra chiedersi, mi consenta di ripetere (non che io intenda scusarmi per questa parentesi proustiana), che bisogno aveva di prendere un simpatico contemporaneodi porcellana blu (X. fa venire in mente, non è vero?, una di quelle statuine da quattro soldi che alla fiera invogliano a un’orgia di fragorosa distruzione) e di farlo precipitare dalla torre della mia prosa nella fogna sottostante. Lei mi dice che costui gode di vasta considerazione; che in Germania le vendite dei suoi libri sono giunte a vette formidabili, quasi come qui da noi; che un suo vecchio racconto è stato appena selezionato per Capolavori moderni; che insieme a Y. e Z. è ritenuto uno dei più importanti scrittori della generazione “postbellica”; e che, Last but not least, è pericoloso come critico. Lei lascia capire, mi pare, che tutti dovremmo difendere il torbido segreto del suo successo, che consiste nel viaggiare in seconda classe con un biglietto di terza, o – se la mia similitudine non è abbastanza chiara – nel blandire il gusto della peggiore categoria di lettori – non quelli che si dilettano di intrighi polizieschi, siano benedette le loro candide anime – ma quelli che comprano lepeggiori banalità perchè vi trovano un cocktail alla moda con uno spruzzo di Freud o “monologo interiore” o che altro – (…) . Perchè dovremmo difendere quel vergognoso segreto? Che roba è questo legame massonico di tritume – o meglio di triteismo? Abbasso questi déi fasulli! E poi lei prosegue dicendo che la mia “carriera letteraria” sarà irrimediabilmente compromessa, fin dall’inizio, da questo attacco a uno scrittore influente e stimato. Ma se pure esistesse una cosa come la “carriera letteraria” e se io venissi squalificato solo perchè cavalco il mio cavallo, rifiuterei ugualmente di cambiare una sola parola di quello che ho scritto. Nessuna punizione incombente, mi creda, può essere così violenta da indurmi ad abbandonare la ricerca del mio piacere, specilamente quando questo piacere è il seno giovane e sodo della verità.»¹
¹La vera vita di Sebastian Knight, Vladimir Nabokov (pagg.64-65).

1 comment Maggio 22, 2008

NUCLEO ZERO, Luce D’Eramo


Non da molti anni si è spenta Luce d’Eramo – nome de plume di Lucetta Mangione -, donna coltissima, cresciuta in una famiglia benestante, appassionata di filosofia e letteratura. Divenne nota al grande pubblico con il libro autobiografico Deviazione, nel quale ammise di aver volontariamente varcato la soglia dei lager nazisti, esperienza che la rese accanita antifascista.

Dall’epoca della fuga, ancora giovinetta, accaddero poi diversi episodi; uno dei quali la segnò particolarmente: il padre la rinnegò. Dunque, senza fissa dimora né sostentamento, dovette arrangiarsi con i mestieri più umili.

Testardamente ritornò nei campi di Dachau, dai quali poi riuscì a fuggire; fino a quando, dopo un bombardamento che aveva devastato la città di Magonza, mentre tentava di rendersi utile nello sgombero delle macerie, un muro le crollò addosso, spezzandole la schiena. Ma Luce aveva l’ottimismo nell’animo e riuscì a risollevarsi, ad accettare la sua nuova condizione e soprattutto a non permettere all’immobilismo di impedirle di vivere decentemente.

La sua produzione letteraria è stata delle più varie; capace di passare dalla saggistica alla fantascienza, dal racconto autobiografico alla giallistica. E mai come oggi, periodo in cui l’ossessione terroristica internazionale e nazionale dilaga, i suoi romanzi tornano ad essere di grande interesse, una piacevole riscoperta.

Nucleo zero, romanzo pubblicato nel 1981, ma scritto a ridosso del rapimento di A. Moro, potrebbe essere considerato un thriller, un racconto che fa della suspance delle vicende un romanzo di genere; ai più – me compresa – piace, invece, per la finezza con la quale l’autrice ha saputo tratteggiare, con enfasi pacata e senza sbavature, la psicologia dei personaggi. Siamo negli anni Ottanta, Nucleo Zero è il nome di un gruppo terroristico che ha come scopo la rivoluzione anticapitalistica: “[...] avevamo fondato le Bande comuniste, antimilitariste, legalitarie, di combattenti contro il capitale e contro la proprietà in difesa della vita umana e così via. Però in quattro anni erano riusciti a dar vita in tutto al solo Nucleo Zero: otto operatori e due riciclati.”

Fondatore dell’organizzazione, e anche protagonista indiscusso dell’intera vicenda, è Giovanni Dettore, ex professore di filosofia, che dopo aver preso parte alle scorribande armate delle Colonne rosse (chiaramente riconoscibili come Brigate rosse) aveva riunito un gruppo di insospettabili idealisti marxisti, con i quali mettere a punto le rapine necessarie a finanziare le attività del gruppo.
La loro organizzazione è perfetta; ogni legame è apparentemente lecito; ognuno gode di una copertura che lo rende insospettabile. Si riuniscono in maniera segreta e insieme mettono a punto i colpi e decidono delle sorti del Nucleo Zero; comunicano tramite messaggi telefonici, computando gli squilli, tra una prima ed una seconda serie: “Chi dà notizie, dà prima il numero di codice della persona su cui si informa e poi il codice dell’informazione. In caso lo ritenga utile, in terza serie può dare il proprio numero di riconoscimento”.

La sussistenza e protezione del gruppo, tra ansie e entusiasmi, annulla le esistenza dei singoli; ogni respiro è in funzione del loro ideale per il quale si dicono pronti ad uccidere e lo fanno, anche se non senza ripercussioni sull’umano sentire. Ma come ogni gruppo, dal momento di massimo fulgore, si passa al decadimento (anche solo apparente, perchè il malcontento non muore e allora non muoiono neanche i gruppi), che coincide con l’accorpamento alle Colonne rosse, di impostazione diversa: più efferata e meno riguardosa. Ci sarà il rapimento di Perrino, un noto industriale, tenuto chiuso nella “prigione del popolo”, rapimento che culminerà con la morte dell’ostaggio.

Il racconto della prigionia di quest’uomo è quanto di più toccante si possa scoprire in questo romanzo: “L’idea di essere osservato mentre si libera gli intestini l’ha umiliato sin dal primo momento, tanto da provocargli contrazioni del colon. Ha bello dirsi che il Re Sole defecava in pubblico ed era un privilegio dei più alti dignitari poter assistere alle sue cacate [...]. Sei a Versailles, si ripete, pensa a Luigi quattordicesimo.”

È un racconto avvincente, costruito con una superba bravura; leggendo nasce addirittura il sospetto, naturalmente illogico, che Lucetta abbia potuto far parte di un gruppo terroristico; “ho vissuto a lungo con loro” ammise, naturalmente solo con l’immaginazione.

Carlo Lizzani ne trasse un film che accomunò il gusto disomogeneo di tutti gli spettatori, considerato il periodo “caldo” in cui fu prodotto.

“A me premeva dire che la strada per non subire la società non può essere quella del terrorismo” dice d’Eramo parlando del suo romanzo Nucleo Zero, e questo è il messaggio che se ne deve trarre, senza fraintendimenti, anche quando i terroristi, nel loro, ragionare, possano sembrare credibili o convincenti. Si tratta di uomini che sentono forte il peso dell’ingiustizia sulle spalle, credono che il senso d’impotenza sia intollerabile, si rimboccano le maniche e tentano di smuovere le masse, questo sì, ma si tratta di gente che si arma e che uccide. Questo non bisogna dimenticarlo mai.

E chiudo, servendo delle parole del romanzo per esprimere anche un mio pensiero: “Chi si attribuisce il carisma del riscatto altrui è già un potenziale oppressore. Si è rivoluzionari soltanto sulla propria pelle, quando si cessa di sottostare. Ma essere rivoluzionari in prima persona non significa fare la rivoluzione. Ce ne corre. Significa esclusivamente saggiare in anteprima gli strumenti a disposizione della sovversione di massa e tentare di creare quel minimo di condizioni materiali alternative, perchè chi non accetta di fare la bestia da soma in questa società non sia costretto a ribaltare nel terrorismo”.


UN ASSAGGIO DEL ROMANZO


Dettore ripensava perplesso ai motivi che l’avevano spinto ad aderire alle Colonne, sette anni prima. Lui, un uomo che già andava per i quaranta, con mezza vita dietro di sé.
[...] Un tempo, quand’era professore di liceo e coniuge, aveva vissuto un altro ripetersi, incomparabilmente più spaventoso, nella previsione che neppure una virgola della sua esistenza tracciata minuto per minuto si sarebbe spostata sino all’ora della pensione, nell’attesa della morte.
Si chiese se non fosse stato anche il ripetersi dei gesti e delle parole (detto in breve), lungo tutti quegli anni regolamentati, ad avergli dato infine un tale senso d’irrealtà da spingerlo per inerzia a una rivolta totale.

Aveva presentato le sue dimissioni al preside e inoltrato domanda di separazione coniugale, nel ‘71. Ed era andato a lavorare in fabbrica, dall’oggi al domani, alla Beta-Sud, in quella piana della Calabria dove il sole batteva a picco sullo stabilimento in cui sudava agli altiforni. Era luglio e la sera, nei turni di riposo, andava a bere un goccio con gli amici in osteria. Ma i compagni di lavoro, che in reparto capivano le più fini astuzie dei padroni, una volta fuori dall’officina cambiavano modi come si cambia abito. Impannucciati nell’orgoglio più suscettibile, litigavano per motivi d’onore, per minuscoli interessi, s’accoltellavano. Ripiombavano a capifitto nei comportamenti che li incatenavano. Riproducevano, a proprio reciproco danno, i rapporti di forza che li tenevano a testa in giù; e quello che sconvolgeva Giovanni Dettore, ancora venato di populismo, era che lo facevano senza vantaggio, disinteressatamente, perchè a differenza dei “signori” non ne cavavano nessun plus valore. Dal canto loro, i “signori”, che a volte invitavano l’ex professore di liceo a cena, per curiosità, per condiscendenza di ceto, erano molto più umani nel privato. Pensosi, di delicato sentire.
[...] Quando si licenziò nel gennaio del ‘72 dalla Beta-Sud, la lotta armata era ormai per lui l’unica via di scardinamento possibile di quel mondo calcificato.

Una soluzione di comodo? Fino a quel momento (pensò) avrebbe respinto un simile dubbio come decadente e volgare. Ai suoi occhi, l’adesione alle Colonne era conseguita a una rigorosa analisi del contesto – economico sociale morale, anche retorico -; era stata una decisione ben pensata e “scientifica” se così si può dire, presa “a prescindere da umori personali”; in breve un cambiamento di linea.

[...] La retorica dominante, vecchia e nuova mischiata (onore e consumismo intrallazzati!) era ciò che impaniava gli operai della Beta-Sud? Benissimo, gli daremo una controretorica. Noi subalterni uniti, dal terziario fino al bracciantato, non abbiamo il potere economico che ci consenta di rovesciare i rapporti di forza per stroncarli e ridistribuire altrimenti i beni del pianeta terra. È vero. Ma possiamo darci un potere retorico, incornando le istituzioni, svegliando le masse con sequestri dimostrativi, educandole a una brechtiana ironia, col mettere alla berlina i “valori” che incagliano la classe sfruttata, il sospetto d’essere mazziata due volte, spogliata viva materialmente e per di più legata nel cervello come si pressa un covone di paglia.

Add comment Maggio 22, 2008

LA FRONTIERA DELLA NUOVA CRITICA LETTERARIA

Ogni tanto, chi ha a che fare coi libri, si chiede che fine abbia fatto la critica letteraria.

Se lo è chiseto Giorgio Ficara, se lo è chiesto la mia cara amica Antonella. Io me lo chiedo ogni giorno, la mattina, appena mi sveglio, e la sera, prima di andare a letto, come una preghiera.
Ma il dubbio rimane amletico, irrisolvibile.
Oggi la produzione letteraria – mi riferisco esplicitamente a quella italiana, – è figlia dell’industria e del commercio. Non ci si riconosce più alcuna matrice, né formazione, né ricerca. E che dire dello stile poi? Che fine ha fatto lo stile per noi scrittori italiani? Noi, i figli dello stil nuovo, omologati in una scrittura che sembra rispondere alle nuove regole della lettura veloce e spigliata, ma che, ad occhio vigile, sembra null’altro che distratta sciatteria.
Gli editori non si assumono più alcuna responsabilità; il fenomeno dell’editoria a pagamento gli ha risolto il problema. Se è il caso, sarà poi il lettore a scegliere. Eppure, non c’è da credere che il libro infilato distrattamente nel carrelo del centro commerciale (“Fantastico, l’ho preso con il 15% di sconto!”) sia frutto di una scelta ben ponderata.
Ben altri sono i fattori che segnano i giochi. Ben altri ammanicamenti e relazioni giudano il percoso di ogni singolo libro.
Ad esempio, le classifiche dei libri più venduti, la stessa che tenne il libri di Melissa P. in cima per non so più quanto tempo. La stessa che, di tanto in tanto, propone qualche buon romanzo italiano.
Oppure, le rensioni sui quotidiani, arrangiate, distratte, occasionali. Conosco autori (autori?) che venderebbero la mamma adorata al primo venuto per quattro centesimi pur di ottenere una menzione en passant sul Venerdì di Repubblica.
E che dire, ancora, dei premi letterari, i quali muovono la polvere per nasconderla sotto il tappeto.
Siamo allo stallo.
E i critici dove sono? Sono forse esperti del settore quelli che, di tanto in tanto, sorgono dalle ceneri per gridare Anatema! contro qualche scrittore dai grandi numeri? Sono quelli che ancorano il proprio nome a questioni controverse e già note per sistemarsi anche loro nel cono di luce (effimero) e concedersi anche loro un momento di meritata ribalta?
Io mi sentirei di rispondere con un bel no.
Poi ci sono quelli che attendono fiduciosi, quelli che sperano che qualche movimento tellurico, prima o dopo, ci sarà
Attendono…
Attendono che qualche letterato esca dal suo guscio comodo e si prenda la responsabilità di fare qualche nome. Di dire con compiacimento e convinzione: “Questo libro mi piace molto e ora vi dirò perchè”.
Attendono che si parli di un romanzo come di un’opera letteraria sofferta, capace di aprire mille porte e mille spiragli, che sia tanto importante da non durare lo spazio di una fugace bevuta in compagnia.
Attendono, nostalgici e pazienti che qualcuno li liberi dalle zavorre, che aiuti a smaltire gli scaffali delle librerie, che li aiuti a ristabilire l’ordine nel momento di maggiore caos.
Attendono, insomma, che sentano la respnsabilità di risollevare la nostra letteratura e di indirizzarla verso un futuro più decoroso.

2 comments Maggio 10, 2008


Pagine

Archivi

Blogroll

Meta

Articoli Recenti

Tag

Add new tag Anna Banti Annie Vivanti campi di concentramento classifiche critica letteraria Dacia Maraini deportazioni dimenticati e sommersi letteratura femminile libri Luce d'Eramo Nabokov nucleo zero scrittori

Categorie

Commenti Recenti

Cloud delle categorie

Aldo Palazzeschi Amelia Rosselli Anna Banti Anna Maria Ortese Antonio Tabucchi Brunella Lottero Cristiano Cavina Elsa Morante Fausta Cialente Gesualdo Bufalino Giuseppe Aloe Grazia Deledda indice Irène Némirovsky Jean-Noel Schifano Jàchym Topol Lavanya Sankaran Luce d'Eramo Marcel Proust Marguerite Yourcenar Mariateresa Di Lascia Martino Ferro opionini galattiche Pietro Grossi Rosetta Loy Senza Categoria Sergio Falcone Tommaso Landolfi Vasco Pratolini Virginia Woolf

Blog Stats

Più cliccati

Post più letti